giovedì 23 maggio 2013

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Barbara Foria


Incontro Barbara Foria in una tiepida mattina d'inverno. Al sole di un parco che squarcia di verde la città mi ritrovo a passeggiare con una partenopea verace, dalla parlantina veloce e dalle idee ben chiare su vizi e virtù delle vittime dei suoi spettacoli: uomini e donne. Ma soprattutto affascinata delle loro contraddizioni. Attrice brillante già nota al grande pubblico in programmi comici come Sugo, Rai4, e su e sulla Tintoria di Rai3 torna al Teatro dei Satiri con un nuovo spettacolo.

Barbara, Il piacere è tutto mio, com'è nato questo spettacolo?

È nato dopo un grande successo avuto al Teatro dei Satiri di Questo matrimonio non s'ha da fare. Da lì ho detto: "Voglio inventare un altro spettacolo bello", e volevo parlare di donne. Spesso nei miei spettacoli prendo in giro gli uomini così ho deciso di parlare delle donne. Anche se alla fine è sempre un espediente perché poi parlo sempre male degli uomini, che viene sempre naturale. Così ho pensato al piacere chiedendomi: "Quali sono, oltre a quello di coppia, i piaceri delle donne?" Il pettegolezzo, cosa tipica femminile che è diventato adesso anche maschile. Conosco tantissimi uomini a cui piace spettegolare. A Napoli si dice inciuciare. Poi ho pensato anche allo shopping, e pure lì gli uomini ci hanno invaso il territorio. Ho tanti amici uomini che spendono il triplo di noi. E questo è solo l'inizio…

Nella tua carriera inventi e reinventi una galleria di personaggi, di donne. Cosa ti fa ridere delle donne?

Che l'emancipazione, in fondo in fondo, è stata un boomerang. Le donne ti dicono: "Io sono indipendente, ce la faccio da sola…" E poi invece non è vero niente. Mi fa ridere che tutte vogliono lottare per delle cose e poi si perdono in un bicchiere d'acqua. Ce ne sono molte, e mi metto tra di loro, che ce la fanno veramente da sole, ma poi ci sono quelle che crollano per un nonnulla. Mi fa ridere lo scambio di ruoli nel gioco delle conquiste. In quest'inversione totale diventano spesso le donne che invitano gli uomini a cena, così al bar senti amiche che si lamentano: "Ma io l'ho chiamato. Ho preso l'iniziativa, l'ho invitato…" E vedendo che lui non risponde, le cause sono: "O è gay, o non ha capito". Invece certe volte semplicemente non gli piaci!

E degli uomini cosa ti fa ridere?

Degli uomini mi fa ridere che si sono sensibilizzati. Si truccano, si depilano, diventano molto più coccolosi delle donne. Una volta un amico mi ha detto: "Barbara, ho bisogno di coccole, dammi dei bacini". Allora c'è qualcosa che non va, dico io! Mi fa ridere che anche loro si sono femminilizzati eccessivamente.

Quindi degli uomini cosa butti e cosa tieni?

Butto il fatto che non sostengono, che sono meno ricettivi. Si adagiano. Forse era più facile prima. Nelle vecchie generazioni l'uomo era uomo e la donna era donna. Allora quei ruoli si rispettavano. C'erano gli amanti? C'era il tradimento? Certo. E tutto accadeva più in sordina. Nel bene e nel male. Ora invece i ruoli sono capovolti. C'è troppa confusione.

Un vecchio proverbio diceva prima il dovere e poi il piacere. Tu come lo gestisci?

Lo sposo questo proverbio. Sai, nella vita quotidiana ci sono sempre entrambi, ma se il dovere qualche volta è legato al piacere… ben venga! Sempre se dovere e piacere vanno d'accordo però. Cerco sempre di fare cose che mi piacciono. La passione per le cose che si fanno per me è importantissima.

Cosa ti piacerebbe fare sul palcoscenico, che ancora non hai fatto?

Vorrei fare qualcosa di simile a un musical. Fin da piccola ho sempre sognato di fare Marylin che scende dalla scala in Diamonds… con una sfilata di uomini accanto. Uno spettacolo d'altri tempi. Cose alla Rita Hawort o alla Sofia Loren in Mambo italiano. Lì indossava un vestito strizzavita a fiori, e poi col seno prorompente… Cantava: "Eh Mambo!" E io lì mi identifico. In effetti nei miei spettacoli c'è sempre una nota musicale. In "Questo matrimonio non s'ha da fare", il regista, Marco Simeoli, napoletano anche lui, mi aveva vestita di questo ruolo da sciantosa. Adesso invece, con Gianluca Anzanelli facciamo una parodia più sofisticata, della "New York, New York", un po' alla Liza Minelli. Magari sono dei test per realizzare un giorno un one-woman-show, con paillettes, ballerini e orchestra.

Quindi sogni un musical?

Non proprio. Io ho il dono della parola. Mia madre mi diceva fin da piccola che dovevo fare l'avvocato perché facevo sempre da paciere. E per questo che ho fatto giurisprudenza poi. A Napoli qualcuno mi dice: "Tu ssì ‘na ruffiana!" Questo perché mi piace parlare. Pensa, qualche anno fa in uno spettacolo sono andata avanti per due ore e mezza. Alla fine ero stanchissima e non mi ero resa conto, anche perché il pubblico mi aveva seguito bene, ma avevo sforato tantissimo! Io lavoro sempre con un canovaccio e poi procedo con l'improvvisazione. È quello che mi piace. Poi parlano, divertendovi, e improvvisando la cosa non mi pesa mai, anzi! Il direttore artistico del Teatro dei Satiri ha creduto molto in me e mi ha fatto entrare nel suo circuito, così sono quattro anni che lavoro qui. Io poi sono imprenditrice di me stessa e per fare un salto grande come quello che servirebbe per lo spettacolo che sogno ci vorrebbero molti elementi importanti. Per ora sono felice del mio pubblico che dopo ogni spettacolo già mi chiede cosa scriverò dopo per seguirmi in teatro.

Quindi sei anche un po' show-business-woman…

Sì, un po' sì. Mi piace seguire l'organizzazione di uno spettacolo, fare gruppo, vedere come viene creata la locandina, cercare gli sponsor, oltre ovviamente a scriverlo e interpretarlo. Cerco sempre di darmi da fare su vari fronti. In attesa sempre dello spettacolo in stile Broadway. Con il cartellone enorme con scritto Barbara Foria…

Con le lampadine intorno.

Si.. Anzi no, quelle già ci sono, disegnate, sulle mie locandine, però è come una sorta di segno premonitore, no?

Francesco Di Brigida



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