venerdì 03 settembre 2010

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Elisabetta Gardini


Affascinante ed intelligente Elisabetta Gardini è una delle nostre attrici più interessanti e versatili. La intervistiamo in occasione del suo ultimo spettacolo: "Il silenzio dei sogni", scritto da Sandro Majer, diretto da Renato Balestra, ed interpretato da Elisabetta Gardini e Renato De Carmine. Nell'intervista Elisabetta Gardini si racconta e disegna un idea di "essere attrice" vitale ed appassionata, figlia di un educazione teatrale colta e poeticamente concreta di scuola Gassmaniana.

Portare in scena un testo di drammaturgia contemporanea, purtroppo, è ancora considerata una piccola sfida, date le tristemente note difficoltà distributive.Cosa l'ha affascinata, di questo testo, tanto da raccogliere questa sfida? In realtà questo spettacolo fa parte di una realtà molto felice e fortunata, però è vero, purtroppo non capita spesso.E' difficile avere dei testi nuovi che ti convincano, anche se sono certa che i testi giusti ci siano, ma spesso non arrivino alla persona giusta, in Italia è tutto molto scollegato. C'è un po' di diffidenza anche da parte di chi si occupa dei circuiti teatrali, e ci si trova con un titolo che non "chiama".Quando abbiamo avuto per le mani questo testo, io ed il mio compagno, Renato Balestra,che si è occupato della regia, abbiamo raccolto la sfida perché c'è piaciuto.Proveniamo tutti e due da un percorso ibseniano molto intenso, che secondo me ci ha aiutato a conoscere questo testo nelle sue sfumature.Con il Festival Ibseniano abbiamo affrontato in questi anni "Casa di bambola", "Spettri" e affronteremo prossimamente "Edda Gabler", quindi ci siamo impadroniti su testi classici di quelle che sono le dinamiche marito-moglie, genitori-figli, nodi tematici anche de il "Il silenzio dei sogni".Siamo approdati a questo spettacolo con un grosso bagaglio di studio su questo fronte e credo che questo ci sia stato molto utile ad arrivare molto velocemente al cuore del testo. Anche se il linguaggio è molto diverso, più stringato e quotidiano.

È difficile dare spessore a parole tanto quotidiane?

Lo spessore bisogna costruirlo con un attento lavoro di sottopartitura, il testo lascia agli attori degli squarci, degli spazi nei quali si possono inserirsi e portare anima e vita.Questo è un testo nel quale si soffre molto, pensi che anche quando mi impongo di non piangere, le lacrime sgorgano da sole, vivendo questo dramma così vicino e quotidiano non ci si può permettere un distacco emotivo. In fondo quando il quotidiano si tramuta in tragedia, usa il suo codice, vive nelle parole di tutti i giorni, dietro un semplice "passami il sale" può nascondersi un intero mondo di dolore.

Questo nuovo teatro chiede molto all'attore, che non potendosi "nascondere"dietro l'assolutezza delle parole dei classici, dietro l'icona di un personaggio universale , deve creare un nuovo immaginario e nuovi personaggi, lei cosa ne pensa?

Un attore che affronta un classico, si può permettere di aggiungere un taglio interpretativo,una sfumatura, ma sempre in un confronto ed un rispetto che ci portiamo dentro da sempre come bagaglio culturale. Credo che poter affrontare testi nuovi dia la possibilità di far nascere nuovi personaggi e penso che questa dinamica incontri anche il gusto del pubblico teatrale, che è stato "inziato" dal grande cinema, a questo nuovo modo di essere attori. La scuola di tradizione era grande , ma solo i grandissimi erano capaci di essere veri all'interno dello schema rigido delle regole. Con dei testi quotidiani poi, il virtuosismo della parola non è fondamentale, ma ci vuole un attore che diventi personaggio, con un lavoro di costruzione che parte dall'interno.

La sua esperienza artistica è molto eterogenea, ha fatto teatro e televisione, sia come attrice che come giornalista, c'è un filo conduttore in questa sua ricerca, un elemento trasversale cha accomuni le sue esperienze?

Io ho fatto la bottega teatrale di Gassman a Firenze all'inizio degli anni '80, ed ho avuto la fortuna di frequentarlo il primo anno quando Vittorio è potuto stare sempre con noi, siamo stati veramente un gruppo di privilegiati!

Può dire di aver avuto un maestro!

Ho avuto "il maestro "! Immenso come attore e come uomo, pur nelle sue complessità. E lui diceva sempre che è tipicamente italiano tenere così separati i vari settori dello spettacolo, fare solo cinema o solo teatro, mentre all'estero molti divi del cinema, ad esempio, si misurano con il teatro o la televisione con il grande naturalezza. Vittorio diceva sempre :"tutto vi aiuta a crescere", perché ogni settore dello spettacolo richiede di approfondire aspetti diversi della propria personalità artistica. Per esempio, il teatro classico è fatto soprattutto di parola e parte quindi dalla parola, della respirazione e delle possibilità espressive della voce. Quando si lavora in una fiction impari a partire dall'interno, a vivere la situazione e a lasciare sgorgare le battute con naturalezza, avendo come punto d'arrivo la verità e non la perfezione tecnica. Gassman ci diceva sempre che ognuno di noi può essere un grande attore..nella sua cameretta, ma quello che conta veramente è ciò che si riesce a fare sul palco! Fare tante cose, anche molto diverse tra loro, aiuta ad affinare i vari aspetti del nostro strumento .

Come è stato lavorare con un grande attore come Renato De Carmine?

E' meraviglioso! Ogni sera per me c'è il piacere di stare a guardare lui sul palcoscenico, perché ogni sera aggiunge o modifica qualcosa, tanto che per me è sempre una grande palestra seguirlo.De Carmine non è di quegli attori che fissano e ripetono, ma è un attore di grande creatività. Il suo personaggio, scritto da Maier con grande ironia, diventa sul palco, nelle sue mani, un esplosione di verità, ed il pubblico ogni sera si lascia andare a qualche risata libertaria, che riequilibra anche il peso tragico della piece.

Nel '94 lei ha provato anche la strada della politica attiva. Quale esigenza l'ha spinta ad addentrarsi in questo mondo?

Questa esperienza l'ho fatta a Padova, la mia città. Io sono una persona appassionata e passionale, da ragazza ho sempre vissuto nel mondo del sociale e del volontariato e ad un certo punto, quando sembrava che il bipolarismo non dovesse lasciare spazio al centro, mi sono veramente arrabbiata! Credo che come popolo noi abbiamo dei valori che sono soprattutto di centro, nel senso sano e giusto, e non inteso come compromesso.Anche se abbiamo dei valori tradizionali e moderati, vogliamo portare avanti con la stessa passione di chi difende posizioni più estreme.Ho fatto la mia battaglia sapendo di non poter vincere, perché allora il centro viaggiava solo al cinque per cento a livello nazionale..io però arrivai al ventuno e fu una bella soddisfazione. In fondo sono contenta che le cose siano andate così, perché, essendo una passionale le cose le faccio fino in fondo, in caso di vincita quindi, avrei dovuto rinunciare per molto tempo al mio lavoro che rimane ad oggi la mia più grande passione.

Il nostro è un sito fatto da e per i "teatranti", una "tribù" di artisti e tecnici che si occupano di teatro in vari modi e spesso il teatrante non ha un solo ruolo all'interno della macchina teatrale. C'è un ruolo in teatro, diverso da quello dell'attrice che le interesserebbe scoprire?

Credo di non avere molte possibilità di scelta, mi piace molto interpretare e credo che vorrei fare solo questo! Forse potrei fare la sarta, perché manualmente mi riuscirebbe abbastanza bene! Mi piace quello che sto facendo e trovo che sia importante che ci sia gente che fa questo lavoro anche se non riesce a vivere di questo mestiere, spesso la differenza tra professionisti e dilettanti è solo di origine economica. Io avevo un papà che aborriva l'idea che io facessi l'attrice ed intorno ai vent'anni ero convinta che avrei vissuto il teatro solo come appassionata, studiavo filosofia e facevo l'istituto centrale del restauro, ma poi c'è stato l'incontro con Gassman e la vita ha preso un'altra piega .

Cosa consiglierebbe a chi volesse intraprendere la carriera attoriale?

Siccome è un mondo difficile, dove non ci sono tappe precise e "strade sicure", io consiglio sempre di continuare gli studi regolari, perché l'attore si fa se si ha una grandissima passione e se si ha la forza di superare le sconfitte.Si fa se si ha una vita piena, con tanti interessi, se si ama la gente, la vita, se si ha qualcosa da portare sul palco. Io guardo con tristezza quelle ragazze che diventano famose a quindici anni con la televisione, perché rinunciano a lustri della loro vita, e credo che non saranno mai persone complete, a tuttotondo, non è un caso che i bambini prodigio spesso si "disperdono", perché sono dei fenomeni, dei "mostri"rispetto ad una crescita normale. E poi fare tutto! La compagnia amatoriale, la tv locale e stare sempre con le antenne allertate, perché sono convinta che prima o poi il treno passa, con me è successo. Bisogna essere pronti a lanciarsi e poi fare, fare, fare, non credo che esistano altre ricette.

Programmi per il futuro?

Ho una fiction in uscita su rai uno che si intitola "un caso di coscienza" una storia molto affascinate,e poi "Edda Gabler"un testo molto complicato al quale sono arrivata piano, piano attraverso gli alti testi ibseniano, e questo sarà il testo che concluderà la trilogia su Ibsen.

Filomena Di Zio



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