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Giuseppe Cederna
Intervistiamo Giuseppe Cederna, interprete di film come Marakesch Express e Mediterraneo di Gabriele Salvatores, Italia Germania 4 a 3 di Barzini, Enrico IV di Bellocchio, e molti altri . Giuseppe Cederna non ha mai abbandonato il suo primo amore, il teatro, tra i suoi migliori spettacoli ricordiamo Amadeus con la regia di Missiroli, Aspettando Godot, Teresa non sparare e Risate selvagge e Lennon & John con Giampiero Ingrassia.
Qual è stato il tuo incontro con il teatro?
Ho cominciato facendo mimo e clown, quasi per caso, nel 77, all'università. Ho scoperto che usando il mio corpo, più che la voce, facendo improvvisazioni con il pubblico, riuscivo a raccontare delle cose di me, a farmi vedere, mentre prima ero sfigatissimo, invisibile e non riuscivo ad uscire dal guscio del mio corpo.
Poi ho studiato più seriamente con maestri stranieri, e ho cominciato ad appassionarmi più alla figura del clowun che a quella del mimo silenzioso.
I miei primi spettacoli di strada, li ho fatti a Piazza Navona, il sampietrino romano è stato il mio primo palco.Erano numeri semplici, ma il contatto con il pubblico mi piaceva.Poi ho fatto il tecnico per un mimo tedesco ed ho girato molto, imparando anche la disciplina e la costanza di questo lavoro.
Quali di queste esperienze ricordi con maggiore affetto?
Nel 79 ho iniziato a scrivere con un mio compagno di strada, spettacoli folli e geniali, eravamo molto selvaggi e creativi in quel periodo. Per me fare teatro era quasi terapeutico. Era necessario per me essere visto, guardato in teatro per essere veramente conosciuto. Ancora oggi dico spesso che io a teatro, sono, esisto. Ricordo una performance molto curiosa, si chiamava la nascita di un'identità, raccontavo cosa vuol dire avere un nome, parlavamo di sesso, di ruoli, politica, impegno...Ci facevamo una canna rollando la cicoria in un elenco telefonico, nel quale avevamo cercato i nostri nomi senza trovarli; funzionava tutto per metafora.Eravamo esilaranti e puri, il "giocattolo" non l'avevamo ancora smontato.Arrivarono dei teatranti a dirci che quello che facevamo aveva già un nome! Erano tempi diversi, la creatività era necessaria.
Hai sempre amato essere un autore attore?
Si, ma ho fatto anche teatro d'attore. Il Teatro, inteso come gruppo, è arrivato con il TEATRO DELL'ELFO nel1980, con sogno di una notte di mezza estate, regia di Gabriele Salvatore.Con quell'esperienza ho capito anche che potevo esprimere anche non lavorando autarchicamente, e che a volte, un regista può aiutarti ad esprimerti meglio.
Per scrivere bisogna avere talento, ho scritto cose che mi venivano allora, ma che oggi forse non saprei rifare, è cambiato qualcosa della mia creatività perché quello dell'attore è anche un mestiere, una disciplina da imparare dei mezzi tecnici da acquisire e poi si può scegliere cosa fare.
Io ho scelto sempre di raccontare me stesso e le mie idee.Anche senza scrivere, a modo mio mantengo la mia voglia di esprimermi, ho pubblicato un libro, IL GRANDE VIAGGIO, dal quale ho tratto uno spettacolo, e scelgo i colleghi con i quali lavorare.
Un consiglio per chi vorrebbe intraprendere il tuo mestiere.
Non è facile trovare la propria strada, ma bisogna provarci, lavorare con chi è più bravo di noi, superare i propri limiti, trovare dei compagni di viaggio e farsi notare, ma soprattutto essere fortunati.
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