lunedì 06 settembre 2010

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Cristina Comencini
Cristina Comencini riceve il Premio Gassman 2007 per il Miglior Testo

LANCIANO - Cristina Comencini, questa sera riceve ben due premi per "Due Partite", come migliore spettacolo dell'anno e come miglior testo italiano. Intanto che effetto le fa ricevere questo premio dato dal pubblico?
Penso sia il premio più bello che ci sia perché è un premio sicuramente trasparente, che non ha dentro accordi e dunque è un premio spontaneo, per questo un vero premio. Ne sono molto contenta, anche perché sono due premi direi molto importanti: uno come migliore spettacolo, l'altro come migliore testo..,dunque sono molto felice

Come è nato questo testo?
È nato un anno fa da una Associazione che abbiamo fatto a Roma che è Artisti Riuniti. Abbiamo cercato di mescolare un po' le carte tra cinema e teatro. Cioè prendere attori di cinema, mischiarli con attori di teatro, e prendere autori che solitamente scrivono per il cinema, come me, e metterli a scrivere per il teatro. Io in particolare ero abbastanza contenta di farlo perché per me il teatro è molto importante, m piace fin da quando ero ragazza. Un'altra cosa è che abbiamo fatto questi cinque giorni al Teatro Valle lo scorso anno, no profit, non abbiamo guadagnato nulla, lo abbiamo fatto per passione e poi Robby Schiavoni ha ripreso lo spettacolo ed è stato un successo.

È un testo molto attuale. Un punto di vista molto femminile ed è stato scritto di getto. Nasce da un motivo individuale oppure anche la tematica è stata pianificata con Artisti Riuniti?
È stato un lavoro venuto di getto, però era venuto a maturazione dopo molti romanzi, film e di sfondo c'è la grande trasformazione della donna, diciamo degli anni Cinquanta/Sessanta ad oggi. Ho cercato di capire, di mettere a confronto varie generazioni di donne italiane e non solo. Comunque credo sia stata una summa di tutti i temi affrontati prima. L'idea diciamo di partenza è stata quella che ha poi liberato la creatività. Intanto mi piaceva l'idea di dare appunto alle stesse attrici la possibilità di fare un doppio ruolo di madri e figlie e poi metterle a confronto con un salto di epoca generazionale. Ci sono quattro donne negli anni Sessanta, quattro donne oggi e ci sono rimandi che il pubblico sa, le figlie delle loro madri no, di cambiamenti radicali della società e allo stesso tempo perdite, vincite. Non lo sappiamo però. È stato un testo che è venuto fuori con grande libertà.

In quanto tempo è stato scritto?
Ma in due riprese perché in mezzo c'era la "Bestia nel cuore", penso in due mesi è uscito fuori il testo. Sì direi di lavoro veramente intenso due mesi.

La sua ricerca, la sua capacità di raccontare il mondo femminile nasce da dove?
Forse dall'osservazione familiare, perché siamo tante donne soprattutto dalla parte materna, che è napoletana, e quindi c'è anche il legame con il teatro…sì una famiglia di tante donne, tante persone, bambine, donne…e dunque penso l'ispirazione venga da lì, in più ho fatto famiglia molto presto. È una cosa che mi sembra interessante perché la famiglia è lo specchio delle cose che cambiano, il privato è anche molto rappresentato, il privato delle nostre idee, delle cose che amiamo, delle cose che cambiano…questo era un aspetto che mi interessava molto. Avevo in mente una maestra della letteratura che è stata Natalia Ginzburg che mi ha fatto pubblicare il primo libro e che ha scritto anche lei a una certa età per il teatro, penso a "Ti ho sposato per allegria" che è stato per me un testo fantastico, ancora oggi ci dice molto della nostra capacità di stare insieme e di sposarci…ecco mi sembrava che potesse essere una esperienza che potessi fare anche io e credo che la ripeterò perché mi sono divertita molto.

Cinema, letteratura, teatro. Tre scritture diverse che allo stesso tempo portano dentro un significato profondo, comunicano una verità allo spettatore, al lettore, al pubblico. La scrittura per lei è un momento di autoanalisi, o un luogo di incontro con il prossimo? La scrittura parte da un dialogo interno diceva Anna Arendt...è sempre un dialogo con il sé, dunque quando uno scrive è in colloquio con se stesso, però penso anche ci sarà qualcuno che ti vedrà, ascolterà, capirà e questa cosa tu la senti, anche se non ci pensi nel momento in cui scrivi. È un dialogo con te stesso sì, ma è un dialogo interno molto veritiero.

Concorda con l'affermazione di Joseh Conrad, "si sogna come si vive, da soli"?
Per fortuna anche con altre persone qualche volta! però penso, come intendeva Anna Arendt, nel senso della morale, perché mentre fai una cosa buona o cattiva, un altro ti guarda…ecco quando scrivi succede questo, l'altra parte di te ti guarda e vede che stai andando verso la parte più vera.
Un'ultima domanda, lei ha avuto la fortuna di imparare da grandi maestri, penso a suo padre Luigi Comencini, ma anche Suso Cecchi d'Amico, con la quale ha iniziato a scrivere per il cinema. Ad un giovane che le chiedesse oggi di scrivere con lei, di essere il suo maestro, cosa risponderebbe?
Ma io lo faccio. Veramente, il mio ultimo film l'ho scritto con due giovani. Cerco di coinvolgere moltissimo i giovani. Non posso farlo per tantissima gente perché purtroppo faccio un film ogni due anni, il teatro è così e il romanzo si scrive da soli, ma insomma, cerco di farlo perché penso che non si possa dare il talento, ma si possono insegnare i trucchi del mestiere, puoi dare delle indicazioni, delle tecniche, la parte che non si può insegnare è proprio l'ispirazione, però penso che la parte dell'insegnamento sia molto importante. Per me è stato importante papà anche perché aveva questo modo di scoraggiare che poi era una spinta a lavorare di più, scegliendo liberamente.

Marialetizia Colacchia



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