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Lunetta Savino
Lanciano (CH)- Lunetta Savino, riceve oggi, 27 maggio 2007, il premio Gassman come Migliore Attrice per lo spettacolo "L'altra Nora. Casa di bambola": intanto che effetto le fa ricevere questo premio?
È una grande emozione intanto perché il teatro è la mia più grande passione, è il motivo per cui faccio l'attrice, peraltro sono in ottima compagnia perché tra i premiati, oltre a Carlo Cecchi - che ho seguito da quando ero ragazzina quando ho iniziato a decidere di voler fare l'attrice - c'è anche la Comencini, con la quale ho fatto due film per il cinema, un punto importante nella mia carriera per l'innamoramento per la "cosa cinema". L'idea di stare qui insieme a loro è davvero un regalo enorme, lo dico con grande emozione e sincerità. Quindi mi fa molto piacere ritrovarmi qui e poi sono contenta di vincere per questo spettacolo cui ho dato molto, mi sono spesa senza riserve in una operazione molto rischiosa perché questa riscrittura di "Casa di Bambola" è stata rischiosa… dopo una serie di incognite, una riscrittura di Leo Muscato, un giovane regista e drammaturgo secondo me di grande talento, con questa Nora che soffre… è stata una sfida e io amo queste sfide. E poi la vera soddisfazione è esser stata votata dal pubblico. Perché alla critica può anche non piacere il lavoro - e spesso gli addetti ai lavori sono pieni di preconcetti nei confronti di tutte le cose nuove - invece il premio del pubblico è bello perché conferma il fatto che quello che tu volevi far arrivare, è arrivato. Per questo ricevere questo premio è una grande soddisfazione.
La grande notorietà l‘ha ricevuta con la televisione grazie ad un ruolo comico. In "L'altra Nora" interpreta un ruolo drammatico. Un attore conosciuto per le abilità drammatiche che passa a ruoli comici convince meno del comico che sceglie un ruolo tragico. Concorda?
È vero! Anche perché le persone vengono a teatro per vedere l'attrice che li ha fatti ridere in televisione e invece in teatro scelgo delle operazioni molto diverse da quello che faccio in televisione. Però, ecco, molta gente che è venuta in camerino dopo lo spettacolo, mi ha detto che in teatro avevo dato il meglio di me. Questo sicuramente mi ha fatto piacere perché è il motivo per cui faccio l'attrice.
Quando ha capito che sarebbe diventata un'attrice?
Non saprei…forse verso i quindici/sedici anni. Ero a Bari, andavo a vedere tutti gli spettacoli che arrivano e i primi spettacoli che ho visto e amato erano quelli di Carlo Cecchi. Sono stata conquistata da questa magia e questa scatola magica che è il palcoscenico, veramente mi ha conquistato. Allora ho capito che volevo stare lì, in quella scatola e fare questo.
Ma ci sono stati momenti in cui questa scelta ha vacillato?
Eh tanti, tanti, tanti. La mia è stata una gavetta lunga e piena di ostacoli. Ad un certo punto ho anche deciso di smettere, di fare altro perché non arrivavano le proposte giuste, perché eri sempre lì a vedere il risvolto economico e quindi… come no, difficilissimo! anche quando c'è il talento, la predisposizione non basta… è l'incontro con le persone giuste!
La gavetta o la scuola per un giovane che oggi volesse intraprendere questa strada?
La scuola. Mi sentirei di dire a questo ragazzo o ragazza di farlo, però attraverso lo studio e la selezione, cercare di entrare in una scuola di teatro…è il primo gradino, poi mano a mano fare la gavetta…che è fondamentale intanto per capire se ti piace veramente e se ci sei portato… e soprattutto se resisti e fare teatro, a prescindere se poi riesci a fare anche televisione o cinema.
Il teatro come passaggio obbligatorio dunque..
Io credo di sì , io sono contenta di esserci tornata e di rimanerci. Anche perché chi arriva in teatro dal cinema o dalla televisione non è proprio la stessa cosa…
Progetti per il futuro?
Rifarò un'altra serie di "Un medico in famiglia", riprenderò "L'Altra Nora". Poi ho diverse proposte al vaglio…vedremo.
Marialetizia Colacchia
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