lunedì 06 settembre 2010

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Alessandro Haber


Alessandro Haber, ritiri il Premio Gassman ad un anno di distanza. Non è mai troppo tardi…
No, ma infatti ci tenevo a prenderlo. Il premio Gassman è un premio importante: primo, perché Gassman è uno dei più grandi attori del novecento ed era anche…no, non posso dire amico amico, però ci frequentavamo ogni tanto, c'era una bella sintonia e ho imparato molto da lui; secondo, perché l'anno scorso non potevo venire a ritirare il premio perché stavo girando un film in Tunisia e visto che sono una persona molto corretta, quando dico una cosa è quella. E poi, al di là di tutto, è un premio del pubblico, un pubblico che amiamo, per cui è un premio non edulcorato. Infatti non ci sono molto premi leali, questo è uno dei pochi.

Hai ricevuto questo premio per lo spettacolo "Zio Vanja", spettacolo osannato dal pubblico, ma anche dalla critica…
Qualche volta le due cose coincidono, devo dire che era uno spettacolo fantastico e devo dire che mi manca anche molto fare quel personaggio. Ho fatto uno zio Vanja abbastanza fuori dai canoni. Ogni volta che devo fare un personaggio, soprattutto i classici che hanno fatto in tanti, devo trovare la mia strada, una strada nuova. Devo cercare di stupirmi e di stupire anche per un fatto di realtà…. perché fare una copia di qualcosa o qualcuno è comunque sempre una copia. Io, devo dire, sono sempre riuscito in qualche modo a fare cose fuori dai canoni, cercare delle strade per arrivare all'autenticità…allora vale la pena fare una ricerca profonda, perché ogni personaggio nasconde magari delle cose che altri non vedono, magari le scopro e ci arrivo sempre in maniera istintiva

È una ricerca individuale o aiutata e supportata dal regista?
Ma sì certamente, ci sono tante cose fondamentali come anche l'idea del regista, però l'idea nasce sempre da te. Io sono un attore sempre propositivo, non sono un attore esecutore che aspetta gli ordini, ma contribuisco affinché in uno spettacolo ci sia un ribaltamento. Certe volte avevo delle idee che, forse per intuizione, sono state poi il senso dello spettacolo. Questo è il bello che nasce dalla voglia di giocare con qualcosa di irrepetibile, di tuo, dove tu diventi autore di quello che fai come fosse una riscrittura. A volte capita anche durante le prove, cerco la crisi perché durante la crisi o attraverso la crisi trovo qualcosa di innovativo e di unico. Penso sia inutile calcare le scene per sbiascicare parola su parola, rifare "quel" testo, "quei" personaggi…no, mi interessa scavare dentro e trovare delle nuove strade

Quando hai capito questo sarebbe diventato il suo lavoro?
Mah, quando l'ho capito...fin da quando ero piccolo. Volevo far l'attore da sempre. Mi riconosco come uomo, ma mi riconosco come artista. Mi piace vivere nella fantasia, nel gioco, nel disincanto, nell'inventarmi realtà… anche se sono state scritte da altri, le faccio diventare mie catturando tanti personaggi diversi. È come portare certe responsabilità, fuggire da certe responsabilità, un po' nascondersi dietro tanti mondi, tante anime, tanti vestiti che poi spesso ti assomigliano e fai in modo che si avvicinino a te, vai sul palcoscenico, ti travesti, fai un personaggio scritto da altri ed è un po' fuggire dal quotidiano… questo mi permette di vivere una vita migliore, più sospesa, un limbo straordinario e strano, una terra di nessuno dove tu fai buono e cattivo tempo… è strano, è una forma di chiosa

Tra teatro, cinema o televisione…
Sicuramente se dovessi scegliere di rinunciare a qualcosa, sceglierei prima l'attore della televisione, poi purtroppo il cinema, con molto rammarico, e sceglierei l'attore di teatro perché anche se ho fatto tantissimi film, più di cento film, il teatro è il momento in cui tu sei responsabile di quello che fai. Controlli ciò che stai facendo, è roba tua, un cavallo che tu cavalchi, per cui sei presente e responsabile di ciò che stai facendo, hai un controllo totale. Il cinema dipende molto da un direttore d'orchestra, puoi avere una bellissima sceneggiatura ad esempio e poi il film non viene bene. In teatro c'è già di partenza la scelta e hai modo di verificarla giorno per giorno durante le prove, senti che cresce qualcosa ed è lì che cresce con te, respira con te, vive con te per cui non c'è inganno, non c'è beffa, non poi bluffare

Ad un giovane che volesse intraprendere questo mestiere, diresti che cosa?
Lasciare perdere tutto e concentrarsi solo su questo

Gavetta o scuola, dunque?
Mah, non so. La scuola è la vita. Io credo che uno il talento o ce l'ha o non ce l'ha. Puoi raffinarti, nel riconoscere le sensazioni per immagini o per colori, puoi incamerarle e poi volta per volta tirare fuori ciò che ti serve. Ci vuole molta volontà, molta tenacia, ci sono momenti difficilissimi, momenti in cui pensi che tutto vada male, che tutto è fermo, che nessuno si accorge di te e tu hai bisogno di un pubblico che ti senta, perché altrimenti …puoi stare davanti uno specchio, una due tre ore, però poi ti rompi di guardare lo specchio perché sei tu il primo spettatore di te stesso. Hai bisogno di conferme continue e quindi hai bisogno di una grande determinazione, una grande tenacia, una grande volontà e abnegazione, anche se hai un padre, una madre, fratello o sorella…in primo ordine c'è la tua passione da coltivare

C'è stato un maestro nel tuo percorso?
Io non ho maestri. Ho dato più di quanto ho ricevuto per cui ho del credito da parte degli altri, però poi tutti, in qualche modo, mi hanno fatto imparare qualcosa. Ho ammirato molte persone, ho stima per tante persone, ma ho cercato sempre di trovare una mia strada, mia e basta.

Lanciano, 27 maggio 2007

Marialetizia Colacchia



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