Debutto al Cantiere Teatrale Adriatico "Delirio a Due" di Ionesco con Milo Vallone e Antonella De Collibus regia di Milo Vallone
Al Cantiere Teatrale Adriatico, all'interno dell'ottava edizione della rassegna "IncontrARTI",
in scena sabato 5 e domenica 6 maggio la nuova produzione dell'attore pescarese.
Emblema del teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco, "Delirio a Due"è la denuncia dell'incomunicabilità tra due amanti i quali, preoccupati solo delle loro beghe meschine, non s'accorgono della morte che li circonda.
Sullo sfondo il mondo è sconvolto da una guerra civile, fratricida, ma i fatti esterni vengono percepiti solo come comuni elementi di disturbo o quanto meno sentiti come tali e quindi trascritti nei termini del più angusto soggettivismo. I due protagonisti, da anni, si divertono ad umiliarsi, ad insultarsi reciprocamente, chiusi in un gretto egoismo che non risparmia né loro stessi né la realtà sensibile che sembra scivolare loro addosso: senza tregua, senza sosta, senza possibilità di scampo, in un gioco al massacro senza esclusione di colpi.
Il luogo d'azione è una stanza spoglia, senza caratterizzazione personale, tesa a sottolineare l'assoluta mancanza di capacità dei due di lasciare un segno tangibile della loro esistenza e della loro funzione nel mondo. Chiusi tra quattro mura scosse dai tremori delle granate e dai rumori degli spari, i due non smettono di chiedersi se la tartaruga e la lumaca siano o meno lo stesso animale. La comicità amara che ne fuoriesce rende lo spettatore partecipe del dilemma umano dell'incomunicabilità e della mancanza di interazione totale tra gli uomini offrendo uno spaccato di folle quotidianità di una folle coppia, instancabilmente concentrata sulla violenza verbale e sulla relativa incomunicabilità.
Note di regia
"E' la guerra la padrona di casa di questa pièce.
Siamo al centro della staticità dei personaggi che girano a vuoto nel loro continuo e inafferrabile "delirio". Il delirio di sentirsi indispensabili l'uno per l'altro ma di rivendicare ognuno con la propria forza, la maledizione dell'essersi fatti trascinare in una vuota esistenza.
E ritrovandosi intrappolati nella gabbia di questa vuota esistenza, non resta loro che osservare staticamente un mondo esterno, anch'esso in guerra, dalla propria finestra.
Questo al centro della vicenda che ci troviamo a spiare come fossimo ospiti di una casa le cui pareti sembrano essere fatte di specchi deformanti.
Questo è il gioco che nel nostro allestimento abbiamo cercato di restituire: la guerra osservata da due individui che nel momento stesso in cui la guardano, si ritrovano a combattere, l'uno contro l'altra, una più intima guerra in difesa della loro stessa vuota esistenza.
Ed è proprio il "vuoto" il vero costume di scena.
Il vuoto di chi ha perso il senso delle cose.
Un vuoto che genera stanchezza e delirio.
Questo gioco tra evidenza del vuoto e ottusa (e talvolta rabbiosa) difesa dello stesso, è stato il piano su cui ho cercato di lavorare per la riproposizione di questo testo.
Con la scenografia abbiamo cercato di restituire questo stesso paradossale senso di difesa della vuotezza. Abbiamo intrappolato i pochi e miseri elementi scenografici in un cellophane che tenta di custodire sterilmente e pateticamente quello stesso vuoto.
La guerra sullo sfondo, non fa altro che evidenziare una decadenza che non riguarda solo la coppia protagonista ma un'intera società.
Ed in fondo non c'è differenza. E' guerra fuori, ed è guerra fra le fragili mura di quell'appartamento divenuto anch'esso trincea!
E' un massacro per le strade ed è un gioco al massacro il loro delirare.
Cambiano le armi...ma è appunto la guerra, la padrona di casa!"
Milo Vallone
Nella foto: Milo Vallone e Antonella De Collibus
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