"TUTTI AL MACELLO" di Boris Vian al Teatro dell'Orologio di Roma
Ha debuttato il 2 Novembre, nella Sala Orfeo del Teatro dell'Orologio, "Tutti al macello", l'atteso spettacolo, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, sarà in scena fino al 7 novembre.
"Tutti al macello" disegna il momento universale della guerra con una penna sarcastica e instabile e, attraverso il suo protagonista, lo Scorticatore, interpretato da un travolgente ed imprevedibile Alessandro Cremona, riflette le immagini ossessive dello strazio quotidiano. Margutti compie lo sforzo di giocare sulla guerra: è teatro ma è pur sempre violenza. Come Vian ride del sangue e dell'orrore, mentre lo mostra allo spettatore su uno sfondo bianco. E cerca, con Vian, di dimostrare che il conflitto parte dalla famiglia e da essa si dirama. Lo scorticatore di Boris Vian è, prima di tutto, un padre. Lavoro ingrato, quello del macellaio, quando a cadere nella sua fossa sono uomini e soldati. E quando il problema di fondo è quello di far sposare la propria figlia Marie (la bravissima Bianca Nappi) , per l'occasione chiamata Cyprienne per non confonderla dalla madre (la finlandese Ritva Maakorpi) e dall'altra sorella (una impedibile Federica Flavoni, attrice che meriterà sicuramente il riscontro della critica), anch'esse Marie.
Margutti legge Vian e ha fra le mani un pezzo di antiquariato: prezioso, talmente prezioso da non avere valore. E infrangibile. Il mito dell'orrore, infatti, caduto per terra non è infranto: Margutti lo raccoglie e lo reinterpreta. Non più lo sbarco in Normandia ma un conflitto universale che non ha tempo, che non ha spazio, che esiste all'interno di ogni spettatore e che precipita bombardando.
Margutti ride con Vian così come Vian ride dello strazio: un uomo condannato alla morte sin da quando aveva 12 anni per un'insufficienza valvolare dell'aorta. Ma ci rideva su. Sono tutti condannati: dopo la guerra scoppia la pace, ma la casa dello scorticatore viene comunque abbattuta. Il sangue imbratta i vestiti, schizza, maleodora; poi, comincia a scivolare giù dalle giacche di plastica dei soldati, degli invitati alle nozze. Scivola, perché non può più entrare nel cuore: l'uomo si stringe dentro di sé e, come un riccio, impedisce alle emozioni di penetrare, allo strazio di irrompere. Il sangue non costituisce più un problema, come non lo è mai stato per lo Scorticatore di Vian.
L'orrore è davanti agli occhi del disertore Vian, in un rosso folgorante che per un toro come lui è più fastidioso di qualunque lama da corrida, e comincia a correre dentro l'arena contro tutto ciò che per i suoi occhi taurini è troppo, è rosso, è il colore della violenza. Ma è un toro burlone, Vian: valeva, per lui, la pena di far ridere alle spalle della guerra, una maniera più sorniona di attaccarla, ma più efficace.
La regia di Maurizio Margutti affiancato da Rita Coleine, le splendide ed inedite musiche jazz di Giuliano Lombardo destinate a rimanere nell'orecchio, le dirompenti interpretazioni di Alessandro Cremona, Federica Flavoni, Bianca Nappi e degli altri 16 attori, rendono vivo il disertore Boris Vian e, per un momento, sembra di udirlo ridere di gusto.
Note di regia sulla messa in scena di "Tutti al ma ... 
Il Regista: Maurizio Margutti 
L'Assistente alla Regia: Rita Coleine 
Stirare la morte perché non ingombri, l'orrore di ... 
Visto per voi 
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