"Premio Gassman, i teatranti dell'anno"
Nasce il primo premio a suffragio popolare.
Intervista ad Elisabetta Gardini
Che rapporto aveva Vittorio Gassman con il pubblico, come ve ne parlava?
Per lui il Pubblico è attivo.Quando spiegava cos'è il teatro diceva. C'è un palco con sopra un attore e sotto un pubblico! Non c'è teatro senza attori e spettatori!
Io ho visto soprattutto il suo rapporto con i giovani, ho avuto l'onore di studiare alla "Bottega " di Firenze, erano gli anni ottanta ed eravamo un gruppo di ragazzi selezionati in tutta Italia, e lui aveva un rapporto straordinario con tutti noi, che non ho più ritrovato. I primi attori sono portati a vedere i giovani come una corte che un po' li coccola un po' li ammira, com'è giusto, per il giovane aspirante attore, un po' in adorazione.Quindi di solito un attore che si racconta invece con Vittorio era l'opposto lui voleva ascoltarci, a lezione ci provocava con il gioco del fazzoletto (lui lanciava in aria un fazzoletto e chi lo raccoglieva doveva cominciare a parlare di qualcosa) e si interessava alle nostre reazioni, spesso le lezioni sfioravano la profondità di uno psicodramma. Dopo le sue lezioni ci seguiva ad altre lezioni e poi a cena. Era una forza della natura che voleva conoscere veramente i giovani. Inoltre era davvero un artista immenso, quando a lezione recitava una poesia la chiesa sconsacrata, che era sede della scuola, si riempiva tutta, non vedevi e sentivi altro che lui, la sua figura, già possente, si dilatava.
Per me è stato un maestro straordinario da molti punti di vista.
Si interessava sempre dei tuoi momenti di sfiducia, se ti vedeva triste nel corridoio ti prendeva sottobraccio e ti diceva due parole e ti tirava su, era sempre attento a tutto.
Il suo ricordo è quindi quello di un maestro come guida non solo artistica?
Era un uomo di una cultura immensa, teatrale ma non solo, un'artista di grande talento ma che ha lavorato su di se con grande volonta, con una profonda ricerca tecnica.Tutto questo prezioso bagaglio lo trasmetteva con passione e non voleva che noi lo imitassimo, voleva che la sua esperienza ci aiutasse a trovare una nostra strada. Quando parlo d'esperienza, non mi riferisco solamente a quella artistica, ci parlava tanto dei suoi figli, dei suoi errori, del suo vissuto, dalla sua esperienza di vita aveva ricavato degli insegnamenti e ce li donava con semplicità.
Quando ho fatto televisione, è venuto a tenermi a battesimo a Domenica in, è entrato in studio con il cavallo, con la coccarda della scuola, io ero entusiasta e lusingata profondamente dal fatto che venisse per me! Fu un grande regalo.
Tutte le persone dell'ambiente dicono che una persona così precisa ed attenta agli altri non si trova più. Rispondeva ad ogni invito, si segnava ogni appuntamento.
Come vi parlava del teatro del suo tempo?
Ci diceva che il teatro era stonato! Per lui il teatro era soprattutto "parola", per questo nel suo insegnamento partiva dalla poesia.
Secondo lei è stato fatto abbastanza per ricordare Vittorio Gassman?
No. Perché siamo un paese maledetto in questo.Abbiamo sempre fatto poco per ricordare i nostri più grandi artisti, mi riferisco anche alla Magnani, a Sordi e molti altri, siamo un paese che dimentica troppo facilmente. Il ricordo di questi grandi artisti deve essere un patrimonio collettivo, protetto e curato come la più preziosa delle ricchezze, soprattutto in un periodo come questo nel quale mancano per i giovani artisti punti di riferimento umani ed artistici.
Filomena Di Zio
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