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Deniz Özdogan
di Barbara Di Felice
Turca di nascita, italiana d'adozione, teatrante nell'anima.
Un suo breve curriculum
A TU PER TU CON: Deniz Özdogan
Raccontaci i tuoi inizi e le tappe fondamentali della tua formazione artistica. Come e quando ti sei innamorata dal teatro?
A Istanbul esiste Teatro Comunale, che è una vera istituzione che prende ragazzini anche giovanissimi, bambini - io ci sono entrata a cinque anni -. È un'accademia d'arte drammatica dove ti insegnano di tutto: a recitare, cantare, ballare, fare scenografie, costumi, capire e approfondire la storia del teatro… E nel frattempo cominci a lavorare, vai quasi subito in scena. Io sono rimasta lì, lavorando e studiando ininterrottamente nel teatro fino a 19 anni. Poi in cerca di novità, sono arrivata a Roma, mi sono diplomata all'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" e ho cominciato a lavorare, con Massimo Dapporto in "Il malato Immaginario", dopodiché ho deciso di spostarmi a Berlino, in quel momento conosco Leo Muscato, che mi propone la parte di Nina nel suo Gabbiano . Una settimana di provini con Andrea Collavino, l'attore che dovrebbe fare Trigorin. Me ne innamoro follemente e da tre anni siamo sposati! Una delle tappe importanti è sicuramente "La casa di Ramallah" di Tarantino, accanto a Giorgio Albertazzi e Marina Confalone, con la regia di Antonio Calenda.
Tu sei originaria di Istambul. Com'è lavorare in Italia?
L'Italia è una perla, con una fortissima teatralità innata, ricchissima e con una vena tragicomica miracolosa che l'aiuta a "sopravvivere" a ogni epoca. E quando riusciremo a risolvere questa situazione di precarietà dell'artista, quando si potrà parlare di una distribuzione equa economica, quando il teatro rientrerà degnamente a far parte dell'educazione, quando l'attore sarà riconosciuto e difeso professionalmente dal proprio paese, quando i teatri saranno in grado e desiderosi di rispettare il contratto nazionale senza "perire", in quel preciso istante, succederanno cose, credimi, bellissime. Colgo l'occasione per salutare il Teatro Valle Occupato.
Tra i personaggi che hai incontrato nel tuo percorso artistico quale ha segnato la tua attorialità?
Wilhelm e Eva Reich, John Cassavetes, Pina Bausch, Arianne Mnouchkine, Aki Kaurismaki, Valerio Binasco e Andrea Collavino.
Un personaggio che vorresti interpretare? Perchè?
Ultimamente sono attratta da Lulù di Wedekind e da Irma la dolce. Perché recentemente me le sogno di notte.
Stai portando in scena lo spettacolo "Romeo e Giulietta" di Shakespeare insieme a Riccardo Scamarcio per la regia di Valerio Binasco. Parlaci della tua Giulietta.
La nostra Giulietta, come la definì Valerio, è un fiore nato nell'asfalto.
Si vive tuttora in un mondo in cui si continua a nascere nell'odio degli adulti, nella loro frustrazione, nella loro incapacità di amare, nella loro sessualità insoddisfatta. Ogni notte in mezzo a questa maledetta guerra, nel silenzio del medio-oriente, dell'india, dell'africa crescono figli offesi già pronti a vendicare le proprie madri, i propri fratelli.
E in mezzo a questi conti irrisolti dei genitori e la moria dei figli, nasce Giulietta, che è vita, curiosità, ormoni in subbuglio, voglia di volare.
Penso che l'uomo faccia i suoi passi più vitali non quando è cauto, serioso e sobrio, ma nei momenti di follia, di ribellione, di gioco. Permettere all'Amore di circolare, di entrare, di uscire, aprirci alla meravigliosa possibilità che quando ci tufferemo invece di cadere, felicemente voleremo... Giulietta sta proprio in quel miracoloso istante, nell'esatto istante in cui ancora non conosciamo le ferite d'Amore. Quindi in ognuno di noi. A volte bisogna disseppellirla.
Com'è lavorare con Valerio Binasco?
Binasco è il parapendio. Ti fa correre verso l'abisso con tutta la tua forza e ti fa capire il momento di saltare. Tu salti e cominci a planare, alzi la testa e vedi che hai le ali che lui ti ha cucito con istinto e pazienza, su misura.
Progetti futuri?
Per scaramanzia scelgo il silenzio. Ma intanto celebriamo la continuazione della compagnia del Romeo e Giulietta. Visto l'incredibile successo, mettiamo in scena un altro Shakespeare, "La Tempesta" sempre con la regia di Binasco e lo stesso fantastico cast.
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